Corriere della Sera, martedě 15 febbraio 2005, pag. 17 di Edoardo Boncinelli
È morto domenica notte al Policlinico «Agostino Gemelli» di
Roma lo psicoanalista Aldo Carotenuto. Nato a Napoli 72 anni fa, studioso di
formazione junghiana, Carotenuto era docente di Psicologia della personalità all'
Università di Roma. I funerali si tengono oggi nella capitale: cerimonia
in S. Maria in Trastevere alle 11. Con Aldo Carotenuto è scomparsa una
delle voci più originali del nostro panorama culturale, espressione
di un' inesausta e quasi inesauribile voglia di «frugare» nelle pieghe
della nostra psiche e di esplorare come tutto questo si rifletta sulla nostra
società e i suoi «disagi». Psicoanalista di formazione junghiana
ma di vasti, vastissimi, interessi non ha tralasciato di commentare negli ultimi
trent'anni quasi nessuna notizia «di costume» del nostro tempo, parlando
di omosessualità come di pedofilia, della sorgente interiore di «inspiegabili» tragedie
familiari come di altri episodi di ordinaria follia. Di origine napoletana,
laureato in filosofia, si era formato professionalmente negli Stati Uniti
ed aveva poi esercitato la professione privata prima a Napoli e poi a Roma.
Lettore instancabile di ogni tipo di libri e desideroso di informarsi su
ogni tipo di sapere, aveva smesso presto di accontentarsi di esercitare la
libera professione. Non gli bastava. Si era prodigato nell' insegnamento
presso la Facoltà di
Psicologia dell' Università di Roma, fin quasi dalla sua istituzione;
teneva una rubrica fissa di commenti quasi giornalieri su un certo numero di
quotidiani e riviste; organizzava convegni e dibattiti sulla psicologia del profondo.
E soprattutto scriveva libri. Libri indimenticabili, pieni di dottrina - la dottrina
della psicologia analitica junghiana ovviamente - ma anche di una finissima penetrazione
psicologica e di una grande sensibilità umana. Frutto di una scrittura
tersa ed efficace, si leggono come romanzi. D' altra parte che cos' è un
romanzo se non una storia ben raccontata? Che importanza può avere se
la storia è di fantasia o è una storia vera, basata come in questo
caso su una rielaborazione personale di innumerevoli casi clinici? I suoi sono «romanzi
veri» e come tali sono avidamente letti ed amati.
Non solo di casi clinici, più o meno rivisitati, ha scritto Aldo. Si è occupato
anche della storia del pensiero psicoanalitico, con attingimenti a volte originali.
Nel suo libro «Diario di una segreta simmetria» ha parlato ad esempio
per la prima volta del controverso rapporto fra Sabina Spielrein e Jung, il suo «dottore»,
che è stato poi l' oggetto del bel film di Roberto Faenza «Prendimi
l' anima». La Spielrein, che doveva in seguito diventare psicoanalista
essa stessa prima di fare una tragica fine, si trovò al centro di una
vicenda umana molto coinvolgente nella quale venivano a sbiadirsi i confini tra
il rapporto paziente-analista e quello tra giovane donna e giovane, stimato professionista.
Questo non è che un esempio dei temi coraggiosi e scabrosi che Carotenuto
non si stancava mai di affrontare.
E questa era proprio la sua grande forza. Al di là di ciò che ha
lasciato scritto, e non è poco, Aldo era una persona con la quale si
poteva parlare di tutto. Aveva la tempra di un esploratore. La sua Africa nera,
la sua foresta vergine, era la psiche, degli uomini e delle donne come singoli,
nonché quella dei gruppi che costoro vanno di volta in volta formando.
Non disdegnava di portare con sé la bussola delle conoscenze psicoanalitiche,
ma per il resto era assolutamente aperto. Ci ho discusso, e anche litigato, per
anni, ma in lui non ho mai percepito un' ombra di disonestà intellettuale
o di acquiescenza a schemi interpretativi preordinati. Cercava sempre di penetrare
le cose dell' anima in maniera intellettualmente valida ma secondo la loro propria
natura di eventi irripetibili che affondano al contempo le radici in un passato
senza tempo poiché, per dirla con Montaigne, «ciascuno reca in sé la
forma intera della condizione umana».